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Una Chiesa ministeriale

Probabilmente, nella storia della Chiesa, la figura dell'accolito apparve per la prima volta nell'oscuro brano riguardante la vita di Papa Vittore I (189-199), che menzionava dei sequentes, forse con i compiti degli accoliti. In ogni caso, il primo documento autentico ed esistente in cui si fa menzione degli accoliti è una lettera, scritta nel 251, da Papa Cornelio a Fabio, vescovo di Antiochia, in cui il papa elencava precisamente i gradi del clero romano. A Roma, in quel momento, c'erano 46 sacerdoti, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti e 52 tra esorcisti, lettori e ostiari. È degno di nota che 250 anni più tardi il Constitutum Silvestri, un documento databile intorno al 501, stabiliva in 45 il numero degli accoliti presenti a Roma.
Attorno ai ministeri ordinati, cioè quelli che si basano sul Sacramento dell’Ordine, come l’Episcopato, il Presbiterato e il Diaconato, la vita e l’insegnamento della Chiesa hanno sempre visto e ammesso l’esistenza di altri ministeri, appunto i ministeri non ordinati, che, varianti secondo le epoche e le necessità, abbracciano quelli istituiti e quelli di fatto. Pertanto bisognerà tenere presenti, con maggiore proprietà e attenzione, questi diversi riferimenti e significati del medesimo termine di “ministero”.
Costituiscono anch’essi una grazia, ossia un dono che lo Spirito Santo concede per il bene della Chiesa; e comportano pure, per quanti li assumono, una grazia, non sacramentale, ma invocata e meritata dalla intercessione e dalla benedizione della Chiesa.
I ministeri attualmente istituiti dopo il concilio, sono finora due: il Lettorato e l’Accolitato . Hanno riferimento al libro e all’altare, ossia all’amministrazione della Parola di Dio e del Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo e di conseguenza della carità.
Nel 1972 Papa Paolo VI con il Breve apostolico Ministeria quaedam fece cessare il conferimento degli ordini minori e del suddiaconato. Al loro posto istituì i cosiddetti "ministeri" di "lettore" e di accolito", mantenendo il nome ma cambiando la sostanza. Oggi l'accolito è un laico a tutti gli effetti (non un chierico ordinato) di sesso maschile che nella nuova Messa aiuta il vescovo, il presbitero o il diacono nella preparazione dell'altare e dei vasi sacri. È considerato anche ministro straordinario della Comunione: ciò significa che colui che presiede la celebrazione può chiamarlo a distribuirla o a portarla agli ammalati.
Affine al ministero dell'accolitato, il servizio straordinario della distribuzione dell'eucaristia se ne differenzia per il campo più ristretto e per le circostanze eccezionali in cui può essere svolto. È un incarico straordinario, non permanente, concesso in relazione a particolari e vere necessità di situazioni, di tempi e di persone.
Ministro straordinario della comunione eucaristica può essere tanto l'uomo quanto la donna. Riceve la facoltà di «comunicarsi direttamente, distribuire la comunione ai fedeli, portarla ai malati e agli anziani, recarla come viatico ai moribondi » (istr. Immensaecaritatis ).
La possibilità di questo servizio è un gesto di squisita bontà nella Chiesa, « perché non restino privi della luce e del conforto di questo sacramento i fedeli che desiderano partecipare al banchetto eucaristico » (« Immensae caritatis ») e ai frutti del sacrificio di Cristo. Il profitto spirituale e pastorale, che proviene da questa comprensiva dispensazione della Chiesa, è anch'esso considerevole, sia per i singoli fedeli sia per i gruppi delle case religiose, degli ospedali, degli istituti e simili: un profitto che si riflette naturalmente e si riversa su tutta la comunità (Documento pastorale della CEI « Evangelizzazione e ministeri», 15.8.1977).
 
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