lunedì 10 agosto 2020
  Home arrow Approfondimenti arrow Documenti arrow Mons. BETORI - L'omelia nella messa di insediamento
Menu principale
Home
Liturgia del giorno
Parrocchia
Missionari CPPS
Cons. Pastorale
Gruppi
InformaParrocchia
Foto & Video
Cerca
Links
Documenti
Approfondimenti
Contattaci
Amministrazione
Notizie
mainmenu
papa Francesco




Karibuni

Link a Karibuni

PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Mons. BETORI - L'omelia nella messa di insediamento
Pagina 2
Pagina 3
4. Tutto questo senza che il Vangelo scada a progetto sociale, mantenendo invece il suo essere dono di grazia ed esperienza di risurrezione. In tal senso va colto il collegamento tra la pagina evangelica e la seconda lettura (1Ts 1,5c-10), in cui l’apostolo Paolo fa memoria con i cristiani di Tessalonica degli inizi della predicazione in quella città, ricordando loro come l’accesso alla fede passi attraverso la rinuncia agli idoli e il riconoscimento del «Dio vivo e vero», rivelato nella persona di Gesù, redentore e giudice del mondo. Siamo così ricondotti a una comprensione dell’amore che è inscindibile dall’incontro personale con Gesù e, attraverso di lui, mediante l’azione dello Spirito, con il Padre. Solo in questa esperienza è possibile cogliere la natura propria dell’amore e trovare la sorgente a cui alimentare il nostro amore. Non diversamente ha parlato il Santo Padre nel recente viaggio apostolico in Francia, quando ricordava come la nostra civiltà, nelle sue istanze umanistiche più autentiche, sia nata proprio da una ricerca di Dio che, per trovare l’oggetto del suo desiderio, ha avuto bisogno di dipanare le lingue come pure le opere, e quindi le culture, dell’uomo, fondando di riflesso una figura dell’umano più profonda e piena.
Cercare Dio è la strada più efficace e sicura per servire l’uomo. Non abbiamo bisogno di inventare altri programmi per il nostro cammino. Il programma ci è già dato: se cercheremo autenticamente Dio, e quindi se lo cercheremo nel volto del suo Figlio Gesù, avremo imboccato la strada della comunione tra noi e del servizio nella costruzione della città degli uomini. In questo cercare Dio e solo Dio so di farmi eco del magistero di uno dei figli illustri di questa Chiesa, don Divo Barsotti. Dalla sua testimonianza e da quella degli altri grandi cattolici del suo tempo – e avendo appena parlato di carità e di città degli uomini non possiamo non ricordare don Giulio Facibeni e Giorgio La Pira – abbiamo ancora molto da imparare.
5. Siamo ben consapevoli del fatto che la Chiesa cammina nel tempo, chiamata a rendere una testimonianza credibile al Risorto, e pur fatta di uomini che, protesi alla virtù, restano segnati dal peccato. Il che è vero per ciascuno di noi e anche per la nostra Chiesa fiorentina. Sappiamo i nostri limiti nella disattenzione nei confronti della Parola del Signore, nella confusione che si propaga attorno alla verità su Dio e sull’uomo, nella distrazione e approssimazione delle nostre assemblee liturgiche, nell’egoismo che inaridisce il servizio ai poveri, nell’inganno che avvelena i rapporti tra le persone e offusca il nostro sguardo verso il Signore, nello scandalo nei riguardi del prossimo, specialmente quando a patirne le conseguenze sono i più piccoli.
Ciascuno è chiamato a rispondere personalmente delle proprie colpe di fronte alla comunità ecclesiale e alla società. Ma se queste cose accadono, è anche perché l’attenzione e la vigilanza di tutti si sono in qualche modo affievolite. Ognuno di noi, e io per primo, secondo il proprio ruolo e responsabilità, siamo chiamati a impegnarci attivamente a risalire la china, in un percorso di purificazione che non ammette alibi.
Non siamo però scoraggiati né vinti, perché l’affidarsi al Signore è già l’inizio di una rigenerazione che solo lui può operare. Né d’altra parte possiamo dimenticare i tanti segni, noti e ignoti, di novità evangelica che costellano la storia di questa Chiesa e il suo presente: la franchezza dell’annuncio, la ricerca della verità, la solidarietà verso gli ultimi, la lode al Signore, la creazione del bello attraverso l’arte. Su questi semi di bene possiamo costruire un futuro pieno di speranza per tutti.
6. In questa splendida Cattedrale arriva oggi un nuovo Arcivescovo, che vi chiede sommessamente di aprirgli il cuore e di stringervi a lui in un abbraccio di comunione. Passano le figure umane, ma sempre lo stesso è il «Pastore grande delle pecore» (Eb 13,20), Cristo Signore. Di questo unico Pastore i vescovi sono il segno, ciascuno con la propria umana limitatezza, tutti con l’aspirazione, che è un dovere, di rendere concretamente percepibile l’amore di Dio per ogni uomo. È un servizio che il vescovo non svolge da solo, ma, aiutato qui dal vescovo ausiliare, nella comunione del presbiterio e con il sostegno dei diaconi: sono certo che tutti non mi faranno mancare il loro sostegno convinto, di cui è segno la carità fraterna con cui mi hanno accolto. Con loro il mio pensiero va ai consacrati e alle consacrate, la cui vita ci richiama all’assoluto del Regno. E, infine, ma non da ultimi, lo sguardo del cuore si posa sui fedeli laici, uomini e donne, testimoni del Vangelo nelle vicende di un mondo sempre più complesso.
Il servizio del vescovo si realizza nella comunione con gli altri pastori, in specie quelli che servono le Chiese del medesimo territorio. Il mio saluto va quindi anche ai fratelli vescovi che mi circondano in questo momento, con particolare affetto e impegno di comunione e collaborazione ai vescovi della Toscana.
Nella successione di questo servizio pastorale mi inserisco invocando la protezione dei santi che hanno servito il Vangelo su questa cattedra, i nostri patroni Zanobi e Antonino, grato per l’azione apostolica dei miei predecessori più vicini nel tempo, il card. Ennio Antonelli e il card. Silvano Piovanelli, senza dimenticare l’opera di chi ci ha lasciato, dal card. Giovanni Benelli, di cui proprio oggi ricorre l’anniversario della morte, al card. Ermenegildo Florit fino al servo di Dio card. Elia Dalla Costa.
Dai nostri santi patroni la memoria si allarga a tutti i santi della storia di questa Chiesa, invocando la loro intercessione. Penso ai grandi santi dei tempi passati, ma anche alle figure che hanno illuminato della loro santità il secolo scorso e le cui virtù singolari auspichiamo possano essere presto riconosciute dalla Chiesa. Al vertice di questa corona di intercessori sta la Vergine Maria. Dal santuario dell’Annunziata ho voluto iniziare il mio cammino tra voi e con voi, dopo aver visitato due luoghi della fragilità e della sofferenza. A Maria mi affido e ci affidiamo, per dire ogni giorno anche noi al Signore il nostro: «avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).
Fratelli e sorelle carissime, in questo mio primo incontro con voi nell’atto supremo dell’Eucaristia ho preferito non proporre indicazioni pastorali: avrò modo di conoscere meglio la realtà fiorentina e di tracciare con il vostro aiuto le linee del cammino futuro. Ho inteso piuttosto ribadire il primato di Dio, della sua conoscenza e amicizia, da ricercare nel volto del suo Figlio Gesù, Parola di vita per l’uomo. Parimenti ho cercato di dirvi come per fare Chiesa sia oggi necessario edificarci nella comunione, secondo l’azione dello Spirito, e dare frutti di testimonianza che esprimano la verità e la novità del Vangelo per ogni uomo. È questo l’orizzonte del mio servizio tra voi e per voi. Aiutatemi a far sì che la mia umanità non veli, ma al contrario renda manifesta la grazia del Signore. Come fece Paolo per gli anziani di Efeso, con la vostra preghiera affidatemi «a Dio e alla parola della sua grazia» (At 20,32). Amen.
+ Giuseppe Betori
Arcivescovo di Firenze
Firenze, 26 ottobre 2008


 
< Prec.   Pros. >
2010 Parrocchia Preziosissimo Sangue - Firenze
Informazione - Sito svilupato con CMS Joomla! per Webmaster.