venerdì 15 dicembre 2017
  Home arrow Approfondimenti arrow Documenti arrow Mons. BETORI - L'omelia nella messa di insediamento
Menu principale
Home
Liturgia del giorno
Parrocchia
Missionari CPPS
Cons. Pastorale
Gruppi
InformaParrocchia
Foto & Video
Cerca
Links
News
Documenti
Approfondimenti
Contattaci
Amministrazione
papa Francesco




Karibuni

Link a Karibuni

PDF Stampa E-mail
Indice articolo
Mons. BETORI - L'omelia nella messa di insediamento
Pagina 2
Pagina 3



S.E. G. Betori - L'omelia nella Messa di insediamento

Testo integrale dell'omelia pronunciata dall'arcivescovo di Firenze mons. Giuseppe Betori nel corso della Messa di insediamento nella cattedrale di S. Maria del Fiore, domenica 26 ottobre 2008

mons. Betori durante la celebrazione1. Il segreto di ogni autentica esperienza di fede e conseguentemente di ogni vera azione pastorale è mettersi e restare sotto la parola di Dio. Dall’ascolto della Parola dovremo prendere quindi le mosse per il cammino da fare insieme come popolo di Dio che forma la sua Chiesa pellegrina nel territorio fiorentino. Un ascolto che non ci fa estranei al mondo, perché quella che riceviamo è una Parola detta in parole di uomini, nei testi che ce la consegnano e nell’annuncio che deve oggi ridirla. Il che ci conduce a un dialogo che vuole essere apertura a tutte le voci dell’umanità, con una particolare attenzione alle tracce culturali che possono aiutarci a comprendere le parole del passato e a decifrare i segni del presente. È la Chiesa a donarci la Parola, quale espressione della consapevolezza che essa ha di sé nella storia; è la Chiesa ad attestarne l’autenticità, a determinarne i confini e a delineare l’orizzonte che permette di interpretarla. Ma la Chiesa sa di essere stata essa stessa generata dalla Parola, e da questa continuamente attinge il nutrimento. Dalla Chiesa ne accogliamo anche la sapiente scansione secondo l’anno liturgico, che in questa domenica ci propone una ben nota pagina del vangelo di Matteo (Mt 22,34-40).

Gesù si inserisce nel dibattito sul senso della Legge in atto al suo tempo, ne raccoglie le linee fondamentali, ma nel contempo lo innova completamente. Egli ribadisce anzitutto con forza il primato di Dio sull’uomo, secondo una linea che accomuna l’ebraismo alle grandi esperienze religiose di ogni tempo: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento». Sappiamo come un’accentuazione unilaterale di tale principio si presti alla facile accusa di alienazione, ma anche alla deriva nello spiritualismo, nelle sue varie forme. Sono pericoli di sempre, oggi non meno di ieri, facilitati come sono da correnti culturali che vorrebbero confinare lo spazio religioso alla periferia della vita, in un intimismo indefinito, e la fede ridotta alla marginalità sociale.
Di qui lo stretto legame che Gesù instaura tra il divino e l’umano; aggiunge infatti: «Il secondo [comandamento] poi è simile a quello [al primo]: Amerai il tuo prossimo come te stesso». Anche questa dimensione, presa da sola, può essere foriera di degenerazioni. Propiziate dagli umanesimi atei, esse hanno drammaticamente segnato il secolo da poco concluso. Non che le minacce dell’idolatria dell’umano ci abbiano abbandonato. Oggi per lo più rivestono i panni seducenti di scienze e tecnologie che si propongono come capaci di superare ogni limite. Da questa tentazione prometeica che rischia di portarci alla catastrofe, perché priva di criteri e di consapevolezze, può salvarci solo la connessione che, per l’appunto, Gesù istituisce tra il divino e l’umano, invitandoci a scoprire nell’immagine di Dio il volto del Padre di tutti e nel volto di ogni uomo il riflesso dell’immagine del Creatore.

 
< Prec.   Pros. >
2010 Parrocchia Preziosissimo Sangue - Firenze
Informazione - Sito svilupato con CMS Joomla! per Webmaster.